Tommaso Marinetti, quella Democrazia futurista finita in malora

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su Gli amanti dei libri

Decentramento, divorzio, emancipazione femminile, libero amore, partecipazione degli operai alla gestione delle aziende. Non è il programma politico di un partito dei nostri giorni, ma le proposte formulate nel 1919 dal partito Futurista.

La casa editrice Idrovolante lo ha ripubblicato a poco meno di un secolo dalla sua uscita. Ad introdurre il testo Francesco Giubilei, giovane editore, nonché autore dell’interessante biografia su Leo Longanesi.

Una storia controversa quella dell’avanguardia artistica italiana, che all’inizio del ‘900 si presentò come una forza rivoluzionaria, anarchica ma patriottica, esaltatrice del gesto distruttore da rivolgere verso tutto ciò che era antico. Il fascino per il passato, quello che Marinetti apostrofava passatismo, era per gli arditi avanguardisti il vero male dell’Italia.

Il Futurismo nacque come avanguardia artistica e poi si trasformò in partito politico. L’errore per molti fu quello di assecondare le posizioni del Fascismo, tentando di diventare officina culturale del movimento di Mussolini. Ma così non è stato.

Ma tornando a Democrazia Futurista, ciò che colpisce di questo libro, aldilà di alcune proposte oltranziste, è la lucida analisi dell’Italia del primo dopoguerra e il bisogno di una rivoluzione a tutto tondo. Di sicuro rimangono impresse le pagine profetiche in cui Marinetti si trasforma in veggente.

La riforma agraria, della famiglia, della scuola, del lavoro e dello Stato. Sono proposte che oggi vengono vagliate, non perché a Montecitorio hanno scoperto il Futurismo, ma perché la società è cambiata. Quell’evoluzione che Marinetti avrebbe voluto anticipare con una rivoluzione dei costumi e della politica italiana, oggi ci avrebbe portato ad essere avanti di un secolo.

Di sicuro nel 1919 le proposte contenute in questo libro hanno fatto sorridere tanti. Marinetti, infatti, fu definito da più parti un folle istigatore. Ma la storia non si fa con i “sé” e con i “ma”. Certamente, questo testo merita di essere letto e soprattutto necessità di una profonda analisi che lo esuli anche dal periodo in cui è stato concepito.

La prima considerazione che si potrà fare è che i mali descritti da Marinetti e che il Partito Futurista voleva annientare sono rimasti gli stessi. Leggere per credere, anche se la cosa non stupirà più di tanto. Ma ciò che davvero vi lascerà di stucco è come le soluzioni proposte dai futuristi, oggi, sono temi di dibattito. E ripeto, non perché in Parlamento abbiano rispolverato questo libro, ma perché questo testo ha anticipato i tempi.

Marinetti è da sempre un autore odiato da alcuni, snobbato da altri, denigrato da più parti e anche dimenticato. La lettura di Democrazia Futurista non aggiunge nulla all’idea che ognuno di voi ha su questo movimento, certamente darà la possibilità di comprendere come l’immobilismo italiota non è una questione politica dei nostri giorni, ma una questione vecchia 156 anni.

Altro che questione meridionale.

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