Aleksandar Hemon, L’arte della guerra zombi, Einaudi

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su Gli amanti dei libri

Mettete insieme DeLillo e Roth ed ecco a voi un altro romanzo sulla fine del mito americano. L’arte della guerra zombi è un libro piacevole, si lascia leggere, ha una trama solida, ma non apporta nulla di nuovo alla letteratura.

Il disincanto di cui parla Hemon è quello che abbiamo ormai appreso attraverso altre opere molto più importanti. Di sicuro questo libro farà la gioia degli appassionati di letteratura americana in cerca di autori relativamente nuovi, ma non farà impazzire chi cerca qualcosa che vada al di là del solito bagno di lacrime sul cadavere del “mito americano”.

La trama ruota intorno alle avventure-disavventure di Joshua Levin, che sogna di diventare scenografo, pur dovendo combattere con la sua inconcludenza e con la sua educazione ebraica. Hemon mette al suo fianco personaggi bizzarri e divertenti, tristi e cinici. Alcuni di questi appartengono alla comunità bosniaca, costituita da profughi sfuggiti alla sanguinosa guerra etnica che alla fine del secolo scorso ha frammentato la Jugoslavia. Sono proprio questi fuggiaschi in cerca di una nuova vita che partecipano al lutto del sogno americano.

Dal canto suo, anche Joshua sente su di sé il peso della mancata integrazione, ma a sua volta è un professore di inglese che ha il compito di insegnare agli immigrati l’elemento senza cui non può iniziare il processo di integrazione: la lingua. Il libro si muove su questo paradosso.

Non dobbiamo dimenticare che proprio Hemon è nato a Sarajevo e fa parte di quella generazione di giovani che fuggì negli Stati Uniti per trovare la pace. Sicuramente, in questo libro riecheggiano i suoi tormenti e la nostalgia per un Occidente solido, con una tradizione letteraria variegata.

Gli americani amano le storie con un lieto fine. Questa frase, contenuta in termini diversi nel libro, fa capire che l’affabulazione è ancora lo strumento migliore per diffondere nel mondo il sogno americano, ma è proprio contro questo strumento che si schierano Hemon e tanti altri scrittori.

L’arte della guerra zombi è un romanzo interessante, scorrevole, pungente e persuasivo, ma come detto non aggiunge nulla a quanto già è possibile leggere sull’argomento da circa quarant’anni.

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