Michele Cocchi, Us, Fandango

 

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Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su Il Suddiario

C’è un mondo neanche troppo sommerso in cui gli adolescenti vivono e nel quale lottano per essere supereroi. È un Universo virtuale fatto di missioni, di avanzamenti di livello, di obiettivi da raggiungere; è un luogo in cui si può essere chiunque, l’importante è non svelare troppo della propria identità.

Us di Michele Cocchi è un romanzo che ci fa immergere nella realtà degli hikikomori, ossia, quei ragazzi che hanno deciso di passare la vita nelle loro stanze da letto. Non escono, smettono di avere rapporti anche con i loro familiari, vivono senza mai sentire la necessità di avere una persona vicina.

Tommaso, il protagonista del romanzo, è uno di loro. Ha diciotto anni e da sedici mesi non esce di casa. Non gli manca il mondo esterno, ma ha bisogno di andare al di là delle quattro mura della sua stanzetta ed è per questo motivo che gioca a Us, un videogame di gruppo che porta avanti con una ragazza e un ragazzo. Obiettivo del gioco: terminare tutte le missioni ambientate nei luoghi in cui si sono succeduti i più cruenti fatti di sangue del XX secolo. Ogni squadra è composta da tre giocatori, ma ai componenti del team è vietato ogni scambio di informazioni personali. Il gruppo che completerà le missioni, obbedendo agli ordini e dimostrando spirito collaborativo, vincerà ben dieci milioni di euro.

Ma non è la vittoria che interessa a Tommaso e forse non importa neanche agli altri. Ciò che stimola il giovane hikikomori è sopravvivere al dolore quotidiano che torna e ritorna nel corso delle ore. È un’opera di mascheramento quella messa in campo da Us, ossia, permette di essere un altro per meditare meglio su ciò che si è realmente, ma, soprattutto, a Tommaso e agli altri viene data la possibilità di dimostrare di poter essere degli eroi. L’importante è obbedire agli ordini, senza troppi scrupoli di coscienza.

Ma se i ripensamenti arrivano, allora, vuol dire che esiste ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?

Il romanzo di Cocchi non entra solo con delicatezza in una dimensione sconosciuta, ma ci pone davanti a una storia che aiuta a comprendere la silenziosa rivoluzione adolescenziale che molti di noi non avvertono, visto che, dietro questi estremi atti di ribellione, come decidere di vivere tra le quattro mura di una stanza, ci sono anche richieste legittime per un mondo più accogliente e meno ipocrita.

Us è un gioco che porta questi ragazzi nei territori oscuri e crudeli della storia del Novecento, in cui la vita umana non ha valore. Storia che Tommaso e i suoi compagni non hanno appreso tra i banchi di scuola, ma dai videogiochi e da Wikipedia. E quando scoprono che tutto è terribilmente vero, loro non vogliono dimenticare, ma vogliono arrivare fino alla fine per comprendere meglio cosa è accaduto.

Importante ribadire che il libro di Cocchi non è revisionista, anzi, è un romanzo in cui non ci sono giudizi ma considerazioni che aiutano a sopravvivere, perché chi decide di passare la propria vita tra quattro mura ha solo bisogno di giustificare la sua scelta. E quale scusa migliore se non “difendersi dalla crudeltà umana?”

Buona lettura.

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