Millennial. Segreti di coscienza del miracolo italiano

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Articolo a cura di Martino Ciano – già pubblicato su Zona di Disagio

Io sono un Millennial, figlio dell’ozio e della coscienza di classe.

I miei genitori erano pargoli del dopoguerra allevati dal boom economico come le bestie da soma, ma rallegrati dalle canzonette di Sanremo. Mi hanno concepito quando il primo tempo degli anni di piombo era ormai un ricordo, ma mentre poveri cristi venivano sacrificati sull’altare della Ragion di Stato con bombe nere e rosse.

Intanto, la P2 assoldava i suoi “addetti ai lavori”.

E così, mentre lo Stato, ossia, l’assassino dall’animo democristiano, tutelava i Figli di Dio e i Figli di Marx, io sparavo il primo vagito. Quell’anno nevicò, gli Azzurri vinsero il Mondiale e da qualche parte qualcuno moriva. Era il 1982.

Nel tempo ci hanno insegnato che dovevamo essere forti, ben nutriti, educati al futuro, al progressivo miglioramento della vita. E i miei genitori vi hanno creduto, anche quando Chernobyl sconvolse i piani e la “nube radioattiva” ci svolazzava sulla testa, anche quando il Muro di Berlino crollò, anche quando Tangentopoli decretò la fine della Prima Repubblica, anche quando Falcone e Borsellino furono fatti a pezzi, anche quando Berlusconi diede inizio alla porno-politica, anche quando abbiamo scoperto che i Comunisti italiani mangiavano i bambini e poi si pulivano il muso con i tovaglioli di kashmir.

Io sono un Millennial, uno speranzoso e disilluso giovanotto di secondo pelo ben pettinato che ha studiato per rendere migliore il mondo (almeno ci avevano detto che questo sarebbe stato il nostro compito), ma forse qualcosa è andato storto, ne sono sicuro, solo che ancora non riusciamo a capire cosa. Anzi, noi sappiamo cosa non è andato bene, ma non riusciamo a dirlo, perché ancora ci piace questo spettacolare progresso che ci farà morire in povertà, senza pensione, senza assistenza sanitaria, senza democrazia, senza ideali e senza responsabilità. E nell’era della comunicazione-sorda, visto che tutti parlano e nessuno ascolta, noi gironzoliamo felici alla ricerca del senso della vita, proprio quando siamo nel mezzo del cammin di nostra vita.

Io sono un Millennial e vedo lo Stato come il Dio che prese in giro Giobbe. Infatti, quando questo gli chiese il perché delle sue sofferenze, il Creatore dell’Universo gli rispose Dov’eri tu quando io ponevo le basi della Terra, un bel modo per dire Che tutte le cose hanno un senso per pochi, mentre gli altri devono solo accettarle. E dopo me, Millennial ferito, sarà la volta di altre generazioni che studieranno questo momento di passaggio, e, come tutti i passaggi, essi sono violenti e si scoprirà che tutto ciò che oggi brilla era solo una fiammella, e ciò che sta ai margini, ossia, il Popolo dell’Abisso simile a quello di cui parlò Jack London, non era altro che carne da macello per il progresso dei pochi, sani, ben costituiti, spettacolari, uomini del futuro.

Io sono un Millennial…

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