Marino Freschi, Lezioni di letteratura tedesca, Bonanno Editore

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su L’Ottavo

È un libro che affascina questo di Marino Freschi per la sua capacità di coinvolgere il lettore in una serie di saggi brevi sulla letteratura tedesca, partendo da uno studio attento sulle origini della “tradizione” di questo variegato popolo. Si inizia dunque dal XVI secolo, gli anni della riforma protestante, per giungere fino ai giorni nostri, con particolare riguardo al primo Novecento in quanto momento di passaggio e di contraddizioni sociali e morali che misero radici anche nella cultura mitteleuropea.

Freschi, professore emerito presso il dipartimento di Lingue, Letterature e Culture straniere dell’Università di Roma Tre, parte da quell’incontro tra “illuminismo” e “pietismo”, elementi fondamentali della riforma culturale della storia dell’Impero e che sono confluiti, nei decenni, nelle menti dei giovani innovatori germanici. Ed ecco allora Goethe, Novalis, Rilke, Mann, Roth, Musil. Ognuno ha avuto i suoi appigli filosofici, le sue tempeste interiori o si è semplicemente lasciato travolgere dalla “necessità della novità”, scontrandosi con una società che si era arenata su posizioni conservatrici.

Pensiamo anche alla tempesta scatenata da Nietzsche con la “morte di Dio” e la caduta di tutti i valori, o alla scoperta dell’inconscio attraverso gli studi di Freud. Ma prima ancora ci furono l’illuminismo di Kant, l’idealismo di Fichte ed Hegel e la “misteriosa volontà” di Schopenhauer.

Quando ci si trova davanti a un saggio del genere si è sempre pronti a pensare che non siano pagine per tutti, ma solo per gli “addetti ai lavori”; invece, è proprio in letture come queste che si riesce a risalire alle cause che hanno generato alcune rivoluzioni del pensiero e dell’arte e, senza un approccio con la storia, difficilmente si riescono a comprendere alcuni elementi portanti che leggiamo e rileggiamo nei nostri autori preferiti.

In fondo, tutta l’arte è figlia del proprio tempo, ma ciò che rende un’opera immortale è la sua capacità di sintetizzare lo spirito di un popolo e la sua cultura. Un classico, d’altronde, è tale quando, tra le sue pagine, l’immagine di un popolo e del suo sapere si proietta interamente nell’universale incedere dell’uomo.

Pertanto, attraverso queste “lezioni” comprenderemo l’evoluzione di un popolo e della sua tradizione letteraria. Una tradizione con cui tutta l’Europa, nel bene e nel male, ha dovuto fare i conti.

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