Stefan Zweig. Sovvertimento dei sensi, ossia, della comoda moralità

Un breve articolo su “Sovvertimento dei sensi” di Stefan Zweig, pubblicato nel 1927.

Articolo a cura di Martino Ciano

È un giovane scapestrato, Roland. Si abbandona alla vita mondana di Berlino, città in cui si è recato per studiare, ma quando il padre scopre delle sue notti consumate tra donne e taverne, si trasferisce pieno di rimorsi in una piccola città in cui incontra un professore che lo fa innamorare della letteratura, della poesia e del teatro. E poi…

Sovvertimento dei sensi è stato pubblicato nel 1927. Freud ne consigliò la lettura, perché nessuno come Zweig era riuscito a penetrare nell’animo umano. Siamo di fronte a un romanzo breve, scritto però come una lunga confessione che a sua volta ne raccoglie un’altra molto più scabrosa. Roland, il protagonista, nel momento in cui racconta tutto questo è un anziano e stimato professore universitario, che si addentra nei meandri della sua memoria, quando la gioventù lo rendeva indifferente alla vita. E a far scattare in lui questa molla “revisionista” è il modo in cui viene descritto all’interno di una monografia che gli hanno dedicato. Legge parole che lo dipingono come un “vate”, un Goethe contemporaneo, ma Roland non si riconosce in questo ritratto.

Da giovane non gli piaceva lo studio, ma la sua passione è nata proprio dall’incontro con quel professore misterioso, costretto a nascondere la sua “omosessualità”, costretto a essere uno zero nonostante il suo valore inestimabile, costretto a non essere per non essere fustigato. Ed ecco allora il sovvertimento dei sensi che mette in mostra Zweig: l’apparenza che viene distrutta, l’uomo che viene mostrato nel suo essere-caduco.

In poche pagine, lo scrittore austriaco Stefan Zweig, svela quella parte di verità contenuta nella menzogna ricercata per tutta la vita da un altro scrittore austriaco illustre: Thomas Bernhard. La scrittura di Zweig è una discesa nei sensi, durante cui la parola si lascia perlustrare. Nessun significato è fisso, ma si muove in lungo e in largo sul terreno dell’inconscio.

Questo libro ha quasi un secolo, ma la sua “attualità” è disarmante. Zweig ha vissuto tra la Belle Époque e la Repubblica di Weimar. Si suicidò nel 1942 quando ormai la sua Austria era una “colonia” del Terzo Reich. Nella sua scrittura si legge il trauma della caduta e delle speranze disattese, nonché la nostalgia per un passato che mai più tornerà e un futuro fosco. Zweig non era un conservatore, ma un cosmopolita e un pacifista che non auspicava al ritorno del potere degli Asburgo, bensì alla riscoperta di quella sensibilità “germanica” che la Prima Guerra Mondiale aveva spazzato via.

Sovvertimento dei sensi racconta quindi dell’abbrutimento di una morale che non lascia spazio alla sensibilità, dando forza a una profonda lettura degli istinti. I personaggi di Zweig sono contraddittori, ossia, umani in tutto e per tutto, perché non esiste umanità senza contraddizione.

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