Apologia del dubbio. Un fenomeno

Articolo a cura di Martino Ciano

Qualcuno dirà che Pirrone non ha passato momenti entusiasmanti, che, in fin dei conti, sospendere i propri giudizi, mostrarsi indifferenti e imperturbabili davanti a ogni evento, aiuta a sopravvivere ma non di certo a vivere pienamente.

Ma alla fine qual è il senso delle cose e soprattutto dell’esistenza?

Certamente, Pirrone, considerato da molti padre dello scetticismo, non ha mai dato delle risposte, d’altronde non era il suo obiettivo, ma neanche gli altri sono riusciti a risolvere il rompicapo del perché della vita e delle cose.

Cosa ha fatto quindi Pirrone? Di sicuro ha compreso che oltre ciò che appare non possiamo andare, che ogni nostra indagine non ci farà mai giungere all’essenza di ciò che ci circonda, che i nostri sensi ci ingannano e che mai è tutto oro ciò che luccica. Il buon Pirrone, che ha seguito Alessandro Magno fino in India, molto si affeziona a ciò che ad Oriente si insegnava da tempo. Ma sia ben chiaro, Pirrone non è una sorta di buddista greco, ma solo un ottimo osservatore. Il suo viaggio tra i gimnosofisti dell’India gli ha solo dato qualche conferma.

Non ha lasciato nulla di scritto, ma ha saputo insegnare e, infatti, i suoi discepoli lo hanno reso immortale. Giovanni Reale ne traccia un profilo molto esaustivo, facendo chiarezza anche su molti luoghi comuni che ruotano intorno a questo filosofo.

Ma se il dubbio è tutto e la verità è sempre più un’utopia, perché continuiamo a ricercare ciò che mai potrà essere?

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