Ezio Sinigaglia. L’imitazion del vero. TerraRossa Edizioni

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su Gli amanti dei libri

Cento pagine appena e così tante emozioni ben descritte. L’imitazion del vero di Ezio Sinigaglia è un miracolo partorito nel bel mezzo di una scialba scelta letteraria che poco sorride a chi osa. Abbiamo bisogno di storie innovative, di nuovi linguaggi, di passionalità, e tutti questi elementi non si mettono insieme solo con la fantasia o con la vocazione, infatti, il vero collante è la scelta delle fonti, ossia, la capacità di richiamare durante il processo creativo ciò che si è letto e ciò che si è interpretato.

Partiamo allora dalla lingua usata in questo romanzo breve, ossia, un italiano trecentesco che ricalca lo stile boccaccesco con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Poi, l’arte e l’eros, veri temi di questa novella che vengono contestualizzati in quel periodo storico così offuscato da una moralità rigida, ma in cui mai ci si dimenticava dell’esistenza di quella lingua che solo Dio poteva parlare, ossia, la follia. Infatti, siamo negli anni tra l’Età di Mezzo e il Rinascimento, ovvero, nell’Autunno del Medioevo, se vogliamo scomodare Huizinga, momento in cui l’uomo incomincia a fare i conti con le proprie contraddizioni. D’altronde, da qui inizia la modernità.

Ed eccoci alla trama, che riprendo dalla quarta di copertina. Mastro Landone è riconosciuto come il più talentuoso artigiano e inventore che vi sia al mondo, ma entro i confini del principato di Lopezia è solo e infelice perché costretto a reprimere la propria sessualità. Finché l’apparizione del giovane Nerino non lo indurrà a concepire la più semplice e geniale delle sue creazioni, infrangendo le leggi degli uomini per assecondare quelle del desiderio.

In questo gioco di seduzione reciproca, Mastro Landone e Nerino, si sfidano graffiandosi e innescando anche un dolce rimorso. Nessuno dei due accetterà all’inizio le proprie passioni, considerate da entrambi innaturali, ma sarà l’arte, attraverso il linguaggio della bellezza e della purezza, che rimetterà le cose al suo posto. Infatti, imitare è un processo di falsificazione che tende alla verità, giacché si emula o si copia con la speranza di migliorare ciò che si giudica eccellente. Pertanto, quell’amore imperfetto che unisce Mastro Landone e Nerino, tenderà a riconoscersi, a imitarsi, a respingersi, ad accettarsi e a diventare verità.

Ezio Sinigaglia ha scritto un libro particolare, mettendo al centro la parola. In un momento in cui la letteratura dimentica la sua funzione, ossia, ridare al linguaggio la sua forza evocatrice e creatrice, non si può che applaudire al coraggio di un autore che per troppo tempo è rimasto nell’oblio.

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