Ezio Sinigaglia. Fifty-Fifty, Warum e le avventure Conerotiche. TerraRossa edizioni

L’ambivalenza dell’amore e le sperimentazioni letterarie di Ezio Sinigaglia. Ne parla Martino Ciano nella sua recensione, già pubblicata su Gli amanti dei libri. Buona lettura.

Non sbaglia neanche questa volta Sinigaglia, mettendo in mostra quella sua vena sperimentale capace di unire “lingue” e “stili”, alleggerendo i turbamenti dell’animo umano con quel piglio ironico che risolve ogni problema. E se proprio non saremo seppelliti del tutto da una risata, quanto meno riflettere sarà meno amaro. Sinigaglia ci parla dell’amore, della storia tormentata di Aram e Fifì, ossia, un uomo che insegue e uno che si concede solo a metà. Ma perché dovremmo considerare questo aspetto una tragedia?

D’altronde, se solo una metà di Fifì si abbandona senza remore all’amante, allora bisogna capire perché l’altra non si lascia acciuffare. Ma come può avvenire questo? Semplicemente, riscoprendo l’ambivalenza dell’amore che contemporaneamente si mostra bello e brutto, violento e dolce, gioioso e doloroso.

Ma se guardiamo tutto da questa prospettiva, allora è anche possibile che Fifì non sia poi così “diviso” come sembra, ma vive fuori dal giudizio e dal pregiudizio, inventando una nuova dialettica. Come sempre lasciamo ai lettori l’ardua sentenza.

Intorno alla storia di Aram, anche detto Warum, il quale veste i panni del narratore, e Fifì, ruotano altri personaggi dai nomi che richiamano alla mente simboli  contemporanei e ancestrali. E in questo circolo si incastrano i ricordi del narratore che ricerca un senso alle sue pene, ma non riesce a trovarlo, anzi, ingarbuglia ancora di più le cose. E più tenta di capire, più sprofonda nell’inconcludenza, perché a trovare la “morale della favola” a tutti i costi si rischia sempre di fare una brutta figura, oppure, di accontentarsi della versione che fa più comodo.

Un avvertimento al lettore è doveroso: questo di Sinigaglia non è un libro semplice. È denso di giochi linguistici, di concetti velati dietro i nomi dei personaggi. È lo stile che fa la differenza, che non appesantisce la lettura, che nasconde perfettamente l’erudizione. A molti non scapperanno quei giochi semantici alla Queneau. E il colpo di genio sta qui: tutto si trasforma in quel mito in cui l’amore nasce sempre dall’incontro tra “povertà” e “opportunità”, ma cosa sia davvero ancora nessuno lo sa.

Può darsi anche che Eros sia proprio Fifì.

Sinigaglia stupisce e non poco con il suo stile, consegnando al pubblico un romanzo che va letto con calma, con il sorriso sulle labbra e brindando a una coraggiosa sperimentazione.

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