Margherita Pascucci. Il tempo tessuto di Dio. Il ramo e la foglia edizioni

Recensione di Martino Ciano. Già pubblicata per L’Ottavo

Un saggio che diventa romanzo, in cui si crea un dialogo immaginario tra l’autore e la scrittrice Dacia Maraini. L’opera di Margherita Pascucci sperimenta un nuovo linguaggio, penetra la sostanza letteraria di una delle più importanti scrittrici italiane, ma non ne studia solo le tematiche, bensì ne svela l’essenza e i fondamenti filosofici.

Senza filosofia non esiste la letteratura. È questo uno dei concetti che viene sempre ripetuto dall’autrice. E come darle torto! Nell’epoca della narrativa-consumistica, del libro-oggetto, la materia letteraria è ormai grezza e la parola è diventata un medium mediocre che non crea stupore, ma resta lì, ancorata a significati stantii, privi di dinamicità. Tutto è creato per riempire il tempo libero di una massa che deve distrarsi dalla quotidianità, dal tempo del lavoro, dal ritmo frenetico.

Per Dacia Maraini, invece, il tempo è intreccio durante il quale si svela il mistero. Di ciò che ci appare misterioso temiamo gli effetti, eppure, ci avviciniamo sempre di più a tutto quello che resta celato nell’ombra e i nostri sensi prefigurano già ogni sensazione. In questo angoscioso stupore, che ha in sé meraviglia e orrore, svolgiamo il nostro lavoro di interpretazione al quale partecipa tanto l’anima quanto la mente.

È in questo caso che la scrittura diventa etica, ossia, ci apre al sentimento, che è il sentire dell’anima. E tutto ciò che implica l’anima va al di là del tempo e dello spazio. Ciò trasforma la realtà fisica in una base di atterraggio alla quale fare ritorno. Se mai si prova questa esperienza, allora, mai si gusta l’arte e mai ci si immerge nel mare mosso delle emozioni. C’è un momento in cui l’uomo ha bisogno di annegare nello sconfinato oceano dell’Essere… che sia questo?

Margherita Pascucci ci svela così l’intimità del pensiero di Dacia Maraini, ma come detto, non lo fa in maniera accademica, ma seguendo quel filo sottile del sentire, che si fa ponte tra fisicità e spiritualità.

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