Natalia Ginzburg. Lessico familiare. Einaudi

Articolo di Rosangela Papa già pubblicato per Zona di Disagio

“La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.” 

Così ci insegna Oscar Wilde, infatti solo attraverso la memoria possiamo ritornare indietro nel tempo per ricordare e rivivere contenuti piacevoli e meno piacevoli. Il ricordo poi ci insegna anche ad amarli.

Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg, pubblicato nel 1963, è un libro di memorie, nato da una folla di ricordi (così scrive l’autrice nelle testimonianze d’autore). E il titolo è proprio il suo punto cardine.

In quest’opera, vincitrice del Premio Strega, Natalia racconta e descrive quasi fotograficamente frammenti di vita e ricordi familiari con assoluta libertà di linguaggio, utilizzando un lessico che ha attraversato un passato ricco di ricordi, fatti, frasi, motti, proverbi, modi di dire e contenuti dialettali, tipici della sua famiglia. Esso è un romanzo famigliare perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista. Un libro che rievoca il valore dei ricordi familiari nelle frasi e nei gesti più semplici della quotidianità che l’autrice racconta con tenerezza e a volte con ironia.

Tutto ruota intorno alla famiglia dei Levi, vissuta a Torino fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta di cui l’autrice è l’ultima di cinque figli, Natalia. La bambina, poi ragazza, poi donna che descrive con grande precisione però non si racconta mai, perché l’autrice non vuole parlare di sé in quanto non è la sua storia, ma quella della sua famiglia.

Intorno a questa famiglia ruotano alcuni intellettuali dell’epoca: Olivetti, Balbo, Einaudi, Turati, Montale e Pavese che si uccise un’estate a Torino quando non c’era nessuno di noi; tutti erano profondamente antifascisti. Ma la colonna portante di questo romanzo resta sempre il rapporto genitoriale, il padre Giuseppe, comunista, dispotico e amorevole contemporaneamente.

“Mio padre tornava a casa sempre infuriato, perché aveva incontrato per strada, cortei di camicie nere; o perché aveva scoperto, nelle sedute di Facoltà, nuovi fascisti fra i suoi conoscenti, -Pagliacci! Farabutti! Pagliacciate!”

La madre Lidia invece era socialista, protettiva e sempre pronta ad aiutare e a smorzare i momenti difficili.

“Mia madre invece si rallegrava a raccontare storie, perché aveva il piacere di raccontare”.

L’ambiente è sempre l’abitazione privata e gli argomenti trattati vanno dal fascismo alla montagna dove tutti i Levi erano costretti ad andare perché il padre voleva “skiare”.

“Mia madre, il far gite in montagna lo chiamava:” il divertimento che dà il diavolo ai suoi figli”, e lei tentava sempre di restare a casa, soprattutto quando si trattava di mangiar fuori: perché amava dopo mangiato, leggere il giornale e dormire al chiuso sul divano”.

Questa casa era sempre molto affollata soprattutto durante la guerra quando venivano ospitati gli antifascisti. I suoi fratelli diventarono cospiratori che riuscirono a fuggire all’estero. Gino fu arrestato, Mario si rifugiò in Francia e Alberto non era un cospiratore ma un loro confidente.

Dopo la guerra “Il mondo appariva … enorme, inconoscibile e senza confini. Mia madre tuttavia riprese ad abitarlo come poteva. … Il suo animo non sapeva invecchiare e non conobbe mai la vecchiaia, che è starsene ripiegati in disparte piangendo lo sfacelo del passato.”

Anche il matrimonio di Natalia con Leone è solo accennato e non viene descritto con parole d’amore o dolci, questo sempre perché Natalia non amava parlare di sé. Ma la sua scrittura induce alla nostalgia, alla tenerezza, alla gioia e soprattutto riesce a far provare al lettore sentimenti ed emozioni proprie.

Con il dopoguerra Natalia si concentra su ciò che accadeva nella casa editrice Einaudi e delle persone che vi lavoravano, tra questi vi era Pavese, Balbo e la stessa autrice dove i poeti giovani portavano versi di questa specie : “ Alla Cia venne male a un piede/ Pus ne sgorgava a volte la ser/ La Mutua la mandò a Vercelli.

In questo momento storico tutti pensavano di essere poeti e politici e che si potesse far poesia di tutto “dopo tanti anni in cui era sembrato che il mondo fosse ammutolito e pietrificato e la realtà era stata guardata come di là da un vetro, in una vitrea, cristallina e mutua immobilità”.

Un libro importante Lessico Famigliare, che offre tanti spunti di riflessione sul rapporto genitori e figli e su come si sviluppa col passare degli anni; il gusto dell’avventura dei personaggi e la fierezza; gli innumerevoli riferimenti alla storia di questo episodio storico importante dell’antifascismo, il suicidio di Pavese… le difficoltà dell’epoca, ma anche degli aspetti migliori rispetto alla società odierna come l’unione famigliare e la fiducia nell’amicizia.

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