Giovanni Agnoloni, Berretti Erasmus, Fausta edizioni

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicato su Gli amanti dei libri

Un viaggio può cambiare la vita, viaggiare può essere una necessità per la propria vita. Potrei riassumere così il romanzo di Giovanni Agnoloni. Il sottotitolo del libro ci indica già il tema dell’opera: peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa, questo perché lo scrittore fiorentino inserisce tra le pagine esperienze personali che si trasformano in un romanzo molto particolare. Agnoloni parte dalla sua Firenze, città che poco sopporta, perché è il luogo in cui l’altrove gli è negato. 

Lui si sente un cittadino del mondo, un figlio dell’opportunità, un tutt’uno con quella vita che scorre lungo infinite strade. Viaggiare vuol dire incontrare e amare e, soprattutto l’amore, sboccia ovunque.

Nell’amore ci si incontra, ma si partecipa anche a una “tragedia”, perché nulla è scritto e tutto può mutare. E proprio questo succederà al protagonista del romanzo, che nella sua Firenze continua a cullare i ricordi delle sue peregrinazioni. Tra le strade della città toscana rivive tutti quei momenti di malinconia e di insofferenza, quando quell’altrove può essere solo immaginato e desiderato.

Nel romanzo di Agnoloni, il protagonista sente che viaggiare è una necessità. Tra queste pagine non parliamo di un giovane turista a caccia di avventure, ma di un uomo che si abbandona alla sua vocazione, quindi, al suo destino. Il tragitto è segnato, ciò che accade è semplicemente ciò che è, l’esistenza si compie “obbedendo” alla “necessità”. Ciò non vuol dire che non esiste un libero arbitrio, ma che mettersi in cammino, ossia, peregrinare, è l’attività di chi accetta la sfida.

Il protagonista-viaggiatore creato da Agnoloni risponderà a questa chiamata e riuscirà a compiere il suo destino?

Tocca a voi rispondere

La necessità e la vocazione

Articolo a cura di Martino Ciano – già pubblicato su Zona di Disagio

La vocazione è necessaria, sfugge al controllo della razionalità. È l’unica cosa che riesce a dare un senso alla vita. Spesso non capiamo il perché dei nostri gesti, di alcune scelte, di molti errori commessi volontariamente, di tanti “no” e di pochi “sì” pronunciati con convinzione.

Ci affascina tutto quello che releghiamo nei territori inospitali dell’irrazionale. Ciò che non riusciamo a controllare lo affidiamo al cielo, al fato, alle nostre paure; eppure, cerchiamo risposte esaustive affinché quell’avvenimento inspiegabile ed improvviso lasci le lande desolate e caotiche del non senso e trovi casa qui, nella razionalità, nella logicità e nella meccanicità dell’esistenza palpabile e sensibile.

A volte, darsi una risposta è come firmare un passaporto a quegli accidenti che si palesano nella vita quotidiana e nella mente.

Ecco. Io non so perché scrivo, perché leggo, perché voglio sapere. So solo che una voce mi comanda, mi incita a prendere una penna, ad aprire un libro, a cercare una risposta. Sono richiami, a volte tristi, altre volte allegri. Mi ipnotizzano e il mondo sparisce, i doveri verso la società non mi importano più. Rotti i legami con gli altri, si ricuciono quelli con l’anima.

Forse è questo il vero Volto di Dio. Lo vediamo quando lo scopo sfuggente della vita riappare davanti ai nostri occhi e capiamo che la vocazione è figlia della necessità. Infatti, c’è qualcosa di necessario che il nostro cuore reclama e al quale non riusciamo a dire “no”.

Amo passeggiare a qualche metro di distanza dal mare perché mi ispira ogni pensiero. Le onde sono come le pagine dei libri che leggo o le note della chitarra che quotidianamente imbraccio.

Proprio in riva al mare ho iniziato a sfogliare Il codice dell’anima di James Hillman, psicanalista, morto nel 2011, che aveva poco a che fare con la razionalità. Infatti, lui detesta la psicologia canonica perché distrugge l’eccentricità, chiude entro limiti ristretti la sfera umana e imbottisce di farmaci chi è fuori dagli schemi.

Hillman preferisce rifarsi al mito di Er di Platone; al genio tutelare, il daimon, che sorveglia su di noi affinché il destino scelto dall’anima venga rispettato. Tutte cose su cui nessuno si sofferma più, ma che ci chiamano e ci spaventano. Torniamo a pensarci solo quando qualcosa si avvera e sfugge dal controllo della nostra razionalità…

… e io avevo un irrazionale bisogno di raccontarvi queste cose.