Francesca Mazzucato, La collagista, Arkadia

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su Gli amanti dei libri

Ogni incontro intenso lascia delle cicatrici. Ognuno dona all’altro un pezzo di intimità e una tessera di quel complesso mosaico che raffigura la propria identità. Mutiamo a seconda degli occhi che ci guardano. Ognuno ci ricorda in un modo diverso e, intanto, noi ci perdiamo in questa moltitudine di personalità che seminiamo nel tempo e nello spazio. Chi siamo? Non lo sapremo mai.

Questo è quanto dirà al lettore il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato. Un collage di emozioni su uno sfondo nero, sempre in bilico tra malinconia e indifferenza. La storia si muove tra Parigi e Zurigo, due città che hanno ospitato anche avanguardie artistiche, ma che in queste pagine sono luoghi dell’anima nei quali la protagonista assume ora i panni dell’artista, ora quelli della donna innamorata.

Ma La collagista è anche un romanzo in cui l’eros si esprime attraverso la sua parte trascendentale. Il lettore sarà attratto da questa donna che cerca un “malessere ideale”, un “dolore piacevole” simile a quello che si avverte durante l’amplesso. Tutto ciò servirà alla sua creatività.

Pertanto, ogni collage creato dalla protagonista rievoca il ricordo di questa storia d’amore intensa, avuta con un uomo di cui mai sapremo il nome, ma di cui ci verranno forniti dei particolari che dovremo mettere insieme. E in questo puzzle, anche la protagonista è una tessera neutra, senza identità; forse perché, nella sua sofferenza c’è qualcosa di universale che si dona all’Essere. In fondo, si tratta di una sensazione che tutti hanno provato, di cui ognuno ha sentito parlare, ma che appare sempre diversa e impossibile da affrontare a chi la vive per la prima volta.

Francesca Mazzucato ha una scrittura dolce e tagliente. È amante degli ossimori, sa portare a galla le contraddizioni e intorno a esse costruisce i suoi personaggi. Dialogo tra opposti, forme irregolari che si uniscono per creare un’armonia, la Mazzucato insomma racconta la “nuda vita”.

E proprio il collage, che è un assemblaggio concettuale di forme comuni alle quali si imprimono nuovi significati, è qui usato come metafora della vita che ognuno attraversa senza sapere cosa sia realmente, fin quando non ci si spoglia e si parla il linguaggio del corpo… fin quando il corpo non si infiamma di una spiritualità erotica e primordiale.