Sonia Caporossi. Opus Metamorphicum. A&B Editrice

Ogni sistema teorico può essere annichilito? La risposta ce la dà Sonia Caporossi nel suo libro. La recensione di Martino Ciano è già stata pubblicata per Gli amanti dei libri.

Poiché la filosofia è poesia, concetto che Sonia Caporossi ribadisce molte volte, dobbiamo dedurre che tutto ciò che attraversa l’attimo è soggetto a un’intuizione deflagrante che solo in un secondo momento si sottomette alla logica. Ma il più delle volte ci si ritrova con dei carboni ardenti tra le mani.

Ma cos’è la logica se non il tentativo di ordinare, in base a strumenti umani, quindi, fallaci, l’esperienza? E soprattutto, ci si può fidare dei risultati conseguiti?

Opus Metamorphicum è la negazione di ogni sistema teorico. Dire “no” è la prima, se non l’unica, dichiarazione di guerra rimasta all’uomo. Negare è il primo passo di ogni nuova riflessione. Quando nella negazione viene posto anche un pizzico di ironia l’essere umano si mostra per ciò che è: un fesso che prova a capirci qualcosa.

In questo libro di monologhi, a parlare sono grandi filosofi, personaggi dei fumetti, uomini di scienza, donne mezzo-e-fine di Dio. Ognuno di loro si lancia in un discorso ossessivo e petulante; solo per Maria e per la Maddalena parleranno il Padreterno e Gesù, le due fanciulle resteranno “umili” ascoltatrici così “come impone la tradizione”. E in questo vortice di pensieri, tra l’assurdo e il tragico, si muovono le ragioni di una filosofia che è solo uno sforzo banale, che a nulla serve e a nulla porta, perché niente rimane della misteriosa metafisica se non un’opinione cangiante, contraddittoria, indimostrabile.

Cosa resta all’uomo se non prendere coscienza di essere un’opera in metamorfosi, in balia del divenire, mai stabile, mai sazio delle sue trasformazioni, sempre incapace di controllare ciò che lo muta. Così come il filosofo è dominato dall’angoscia, così Maria e la Maddalena sono sottomesse alla volontà di Dio. Ma non è anche Dio un pensiero che si fa carne e un sistema teorico costellato di concetti traducibili in un nulla è vero, tutto è possibile? Non è il pensiero un’energia simile alla libido, che rende l’orgasmo un’intuizione illuminante, quasi una noesi in carne e ossa?

Sonia Caporossi scrive un libro tremendamente ironico, distruttore di ogni favola metafisica, di ogni principio di equivalenza. Una prosa sperimentale, che si autocompiace e si suicida, che rinasce solo perché ha voglia di morire nuovamente, che si prende sul serio solo per ridere meglio di sé. Non è un’opera semplice, perché non si presta a tutti i gusti, ma è una serie di monologhi che fa a pezzi la filosofia e che riporta l’essere umano sul terreno dell’illogicità, del divenire, dell’annichilimento di ogni fobico ismo.

Tu vali! L’illusione di un imperativo

Articolo a cura di Martino Ciano

Nella dittatura dell’audacia, tirannide contemporanea della libertà di “attribuirsi un valore”, l’uso massiccio degli imperativi, soprattutto all’interno degli spot pubblicitari, aiuta e non poco la necessità d’illudere. Nell’epoca della felicità rateizzata, dell’allegro indebitamento e dello spreco necessario, neanche l’accidente Covid19 cambierà l’evoluzione della società consumistica. Infatti, c’è già chi teorizza un’epoca post-pandemica di produzione-aggressiva, di consumo-vorace, di famelica ricerca della felicità e del tempo perduto.

“Tu vali”; “Tu devi”; “Tu puoi”. Basta soffermarsi per un attimo sulle pubblicità che invadono l’etere e il web per sentirsi coinvolti nel gioco perverso della “motivazione”. I guru stimolano le masse, le masse rispondono “sì”. Le masse sono composte da individui che si riconoscono alcune abilità, ma nessun individuo si sente persona, in quanto ogni persona è interconnessa all’altra, mentre l’individuo è un essere immanente.

Nel linguaggio pubblicitario tutti i messaggi devono essere minimali. Poche parole, molti segni occulti che si infilano negli occhi e nelle orecchie dei fruitori, pochi elementi che siano capaci di solleticare emozioni, paure e istinti. Così, nella dittatura dell’audacia, uomini e donne possono vivere avventure sessuali a qualsiasi età; bambini e adolescenti vengono perseguitati dall’idea di un futuro radioso; mentre quelli dell’età di mezzo, tra i venticinque e sessant’anni, vengono trattati come giovanotti che necessitano di cure e di attenzioni, di tenerezza e di dolcezza. Essi possono scegliere in qualsiasi momento il loro destino, perché “non è mai troppo tardi per dimostrare il proprio valore”.

Uno degli aspetti più importanti è l’idea che “la massa voglia questo”. Rispetto agli altri regimi illiberali, il consumismo è quello che più ha saputo vestirsi di abiti democratici, millantando opportunità per tutti, mentre solo a qualcuno saranno offerti dei benefici. Per questo motivo, la maggior parte crede che “la moda del momento” venga imposta dal basso, invece tutto è “già scritto”. Nessuno inventa “una tendenza”, ma “imita e personalizza”. Pertanto, la massa esegue. L’individuo “vale”, “deve”, “può” solo nel momento in cui parla la stessa lingua del branco. A ognuno di noi è data la possibilità di “essere qualcosa”, ma mai di “essere se stessi”, anche perché, nel mare delle personalità e delle imitazioni sociali, ogni diversificazione è un modello approvato e messo in vendita sui canali della massificazione. La nostra “unicità” è una merce, il nostro valore è “una quantità”.

L’illusione è che tutti ce la possano fare, che tutti possano valere, che tutti abbiano qualcosa da dire, che tutti siano liberi di vivere eternamente. Ma poi? Tutto è uno spettacolare suicidio!