Goffredo Parise, L’odore del sangue, Rizzoli

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicato su L’Ottavo

È un libro spregiudicato, crudele, cinico, profondamente umano.

È la riscoperta dell’istinto di base, ossia, di quella sopravvivenza che è violenta lotta contro la morte. Se è vero che il sangue è vita, che il suo odore e il suo sapore plachino la bestia che addenta la preda, è anche fuor di dubbio che esso richiami la passionalità, la carnalità e la sessualità.

Goffredo Parise scrisse questo romanzo alla fine degli anni settanta, non voleva pubblicarlo, forse perché lo considerava troppo intimo e personale, nonostante i fatti raccontati non gli appartenessero. Ci parla di una strana coppia di cinquantenni, due persone che si raccontano le proprie relazioni extraconiugali con due giovanissimi. Ma è la moglie dell’uomo, Silvia, la vera protagonista di questo romanzo.

Lei è una donna che vive una seconda giovinezza innamorandosi di un ragazzo ignorante, grezzo, amante della violenza e adepto del “culto del corpo”. Il suo, infatti, è un corpo delineato, curato, vigoroso. Lui è un Priapo “dal cazzo sempre duro e pronto all’azione”.

In questa insensata storia d’amore, in cui a prevalere è l’odore del sangue, ossia, la pura bestialità che tramuta l’uomo in un essere istintivo e irrazionale, la preda “Silvia” non è altro che l’immagine di una donna che non accetta la propria età, che non riesce a concepirsi come essere-in-decadenza. Ma anche suo marito sta vivendo la stessa situazione e proprio lui, in qualità di narratore di questa storia, si immedesima in sua moglie, e placa la sua gelosia solo quando annusa “l’odore del sangue”; un odore che è ovunque, che ha pervaso il mondo.

L’odore del sangue è un libro che parla dell’amore come anello di congiunzione tra la vita e la morte. Ma non è un’opera sull’amore perverso, malato, violento; piuttosto, tra queste pagine si parla dell’uomo nella sua “nuda vita”, della sua bestialità, della sua paura di estinguersi, della sua paradossale necessità di non essere in ogni istante presente a sé stesso.

E in questo perdersi tra la forza caotica dell’amore, Silvia apparirà come la preda perfetta e come il capro espiatorio di una sessualità che è sempre dialogo tra “la vita e la morte”.