Giorgio Mameli. Il riparatore di libri. A&B Editrice

Recensione di Martino Ciano già pubblicata per L’Ottavo. Buona lettura.

Così come è possibile riparare un libro, ricomponendone l’ordine delle pagine, così i ricordi possono essere collocati nel loro continuum, anche quando questi si presentano sparsi, evanescenti. Dietro un ricordo c’è un pezzo di vita, all’interno della vita sta la morte; ma la morte è un riepilogo, è la somma di tutto ciò che siamo stati, che abbiamo attraversato e nulla si ricongiunge edulcorato, ma si ripresenta per ciò che è.

Ed è proprio quello che vuole dirci Giorgio Mameli con il suo breve romanzo. In ottantotto pagine viene dilatata una manciata di secondi, un lasso di tempo brevissimo in cui riappare il passato del protagonista con le sue tappe fondamentali.

Un amore inseguito e acciuffato solo per un istante; un’avventura con un terrorista dell’Eta; una scelta di vita, quella del riparatore di libri, che arriva alla fine di una serie di esperienze che spingono il protagonista a diventare un eremita. E tutto ciò si concentra in un giramento di testa che rimescola le carte, facendo uscire dal mazzo ciò per cui è stato importante esistere.

È una scrittura chiara e chirurgica quella di Mameli, che racconta senza apportare giudizi. In fondo, valutare il passato è sempre una scelta banale. Rimpiangere qualcosa è come sbattere la testa contro un muro di cemento armato sperando di romperlo. Interessa poco al protagonista e non è il tema del libro. Infatti, c’è un sottile collegamento tra “riparare” e “ricordare”. Entrambe le azioni servono per riportare in vita qualcosa, sapendo bene che nulla può essere aggiunto. Un orologio rotto potrà tornare a contare il tempo, un ricordo potrà riportarci a quel momento.

E il resto? Non importa, va ricercato altrove.

Il riparatore di libri è un romanzo breve e intenso, capace di giocare con la memoria. Ma i ricordi sono fatti di una materia densa che poco si lascia modellare. Infatti, ogni manipolazione della memoria è un prendersi in giro consapevolmente, così come trovare a tutti i costi nel passato il senso del presente.